Villains LTD

 

#18

MOBS ARE DOIN’ IT FOR THEMSELVES

 

 

Portland, Maine

Una macchina sportiva si ferma nella zona portuale, proprio davanti a un magazzino abbandonato controllato a vista da due uomini nerboruti che subito controllano di avere le armi con sé.

Dalla macchina scende una ragazza dai capelli rossi e gli occhiali da sole, con una maglietta dalla scritta I HATE PEOPLE, pantaloni mimetici arrotolati sopra al ginocchio e sandali verde scuro.

Le guardie lasciano perdere le armi e la fissano mentre prende dal sedile posteriore una ventiquattr’ore, decisamente pesante per come la sta portando, e due grosse borse da ginnastica piene quanto possibile.

-Voglio vedere il capo – chiede una volta di fronte alle due guardie poco raccomandabili.

-Oh oh, il capo ha ricominciato a darsi da fare…quanto prendi a botta ? Ho un po’ di risparmi…

-La maglietta è seria, e anch’io: voglio vedere il capo. Sono una sua collega.

-Sicuro. Perché non…

La donna lascia cadere a terra le due valige, ed una volta libere entrambe le mani acceca le guardie infilando le dita negli occhi di entrambi. Le guardie estraggono le armi; la donna strappa una delle pistole dalla stretta di uno dei due uomini, e la usa per colpire con forza l’altro guardiano.

La seconda guardia è ancora disorientata, e si ritrova una pistola puntata alla fronte:

-Corri. E trovati un lavoro onesto, non sei tagliato per fare il cattivo.

Una delle due guardie obbedisce, mentre l’altra è ancora impegnata a lamentarsi per il naso rotto. La donna recupera le due pistole e le nasconde in una delle borse da ginnastica, quella già ricolma di pugnali, fucili e quant’altro.

 

Al secondo piano del magazzino, la donna spalanca con un calcio la porta chiusa e sente un qualcosa di metallico sulla nuca.

-Chi ti manda ? – chiede qualcuno alle sue spalle.

-Sono io, cretino – risponde lei.

-Insomnia !? Cazzo ci fai qui !? – grida lui.

-Cazzo ci fai tu qui, Switch ! – grida molto più forte lei, girandosi e togliendosi dalla mira del teleporta.

I due criminali si scambiano una lunga occhiata. Non si vedono da tre mesi.

-Sei in forma. Fatto palestra ?

-Fai schifo con la barba. E quella maglietta l’hai rubata a Turbine !

Switch abbassa lo sguardo per fissare la scritta RUNS WITH SCISSORS e rimettere in tasca la pistola.

-Non è vero. Comunque come hai fatto a trovarmi ?

-Conoscevo tutte le tue basi operative, ricordi ? E ormai ti conosco abbastanza da sapere che non saresti restato fermo a lungo. Per trovarti era sufficiente studiare le statistiche dei furti inspiegabili nelle città che usavi spesso come base, e restringendo sempre di più il campo verificare le varie ipotesi.

-Non ci avevo pensato – risponde automaticamente Switch, non avendo neanche capito il ragionamento.

-Però è stato più semplice seguire il localizzatore nel tuo costume.

 

Nella stanza accanto, non più chiusa dalla porta distrutta, Insomnia si siede sulla poltrona mezza sfasciata e Switch prende un mano la sua maschera.

-Scusa se ho steso i tuoi uomini.

-Nah, non erano un granché. Qui i soldi più che altro si fanno con la prostituzione e le truffe sugli assegni, ma sai roba troppo cerebrale per me.

-Dovresti aver messo un bel po’ di grana da parte, no ?

-Ho ancora 835.000 $ in un conto segreto, sì. Ho anche passato una settimana nella suite di un albergo di lusso in Olanda, ma mi sono teleportato via prima di pagare il conto. Che ci vuoi fare, è una vita che vivo in posti di merda, mi sento a casa qui. Tu come sei messa ?

-A secco. Ho usato ogni centesimo per pagarmi una serie di lezioni intensive con Taskmaster. Ho provato a rientrare nel giro, ma anche adesso che hanno finito di trasmettere quelle cazzo di pubblicità scotto ancora troppo.

-Io ho cercato di smetterla con i poteri, ma non mi ci trovo più a fare il semplice criminale. Diciamocela tutta, con la LTD era una pacchia; DeCeyt rompeva i coglioni in continuazione con i suoi mille piani, ma pensava a tutto. Allenamento, briefing, colpo, casa. Col cazzo che trovi di meglio.

-Già. Pensavo di ricostruire il gruppo, in effetti.

Switch si mette davanti alla finestra, ad osservare il porto. Insomnia non lo ha mai visto così: sta pensando.

-Sapevo che prima o poi ci avremmo provato. Ma…non so se sono pronto a tornare tra i pezzi grossi. Ne siamo usciti per un pelo; se ricominciamo tutto da capo non ci sarà modo di uscirne, te ne rendi conto vero ?

-Che ti prende Freeman ? Sei sempre stato una testa di cazzo, ma…

-Hanno ucciso mia sorella – la interrompe Switch, senza un tono particolare nella voce – Era nella polizia. In giro si sapeva da tempo che ero io Switch, ma non avevo una taglia da trecentomila e non c’era uno spot su di me ogni ora. Un qualche teppista da due soldi le ha sparato al petto, ci ha messo ore a morire.

-Ah – continua Insomnia, incerta su come rispondere – Sai com’è, cose che capitano. Quanti ne abbiamo fatti fuori noi di poliziotti ?

Switch la fissa con uno sguardo di disapprovazione, e la donna fa una leggera smorfia.

-Oh. Fa parte del problema. Ricevuto. Se non te la senti…

-Dimmi cos’hai in mente – risponde Switch, chiudendo gli occhi e stringendoli il più possibile per non far uscire le lacrime.

-Liberiamo Shades.

-Tutto qui ? “Liberiamo Shades” !? E’ in prigione alla Volta ! Nessuno sa dove si trova ed è impenetrabile !!!

-DeCeyt ha fatto in modo che avessimo questa – risponde sorridendo la cecchina, battendo una mano sulla valigia – Contiene la posizione della Volta, le planimetrie, novantatre piani diversi per far evadere qualcuno, e un po’ di gadget per superare le misure di sicurezza.

-Ed hai aspettato tre mesi per contattare un altro del gruppo ? – chiede Switch, scettico.

-Deve avere qualcosa a che fare col biglietto “Non aprire prima di tre mesi” che c’era sulla valigia.

-Stai dicendo che DeCeyt ha già pianificato tutto quello che dobbiamo fare ?

-Mi stai chiedendo se un genio in grado di gestire per mesi un’organizzazione criminale proprio sotto Fort Knox può aver avuto dei piani di riserva ?

-Okay, okay, era solo una domanda retorica. Su chi possiamo contare ? Piani o meno, non sarà facile.

-Taskmaster non vuole starci. Tipico. Forse possiamo reclutare gli altri del gruppo, ma senza la rete JDFA sai cosa ci serve

Una mano raggiunge il pacchetto di sigarette, un’altra entra in un portale nero e ne estrae un accendino.

-Pathfinder.

 

Centro di Ricerca Militare Delta-22

Deserto del Nevada

All’interno di una grande sala operatoria, una dozzina di scienziati in abiti sterili e mascherine si dispongono attorno al paziente.

Sul grande tavolo operatorio, rinforzato per reggere il peso di 200 chili di muscoli e metallo, c’è una creatura inumana. Un cyborg il cui esoscheletro in policarbonio è stato rimosso, lasciando intravedere i muscoli e i servomotori.

Un grosso cavo di alimentazione entra nella sua schiena, connettendosi ad una presa sotto la spina dorsale. Cinque manette extralarge in adamantio secondario intrappolano mani, piedi e coda al terreno. La cresta è stata rimossa, e sulla bocca è stato fuso un bavaglio di titanio. Centinaia di piccoli cavi entrano in varie parti del corpo, collegandosi ad una complessa rete di sistemi sotto il costante controllo degli scienziati.

-Segni vitali ? – chiede il chirurgo, esaminando il suo strumento di lavoro: una torcia laser.

-Consumo di energia al minimo – risponde un’infermiera – La batteria è stata esclusa dal sistema, e stiamo fornendo solo l’energia necessaria a mantenere le funzioni vitali. Il sistema endocrino è spento, quindi non può iniettarsi delle droghe per scatenarsi.

-Perfetto. Così forse eviterà di sventrarci come l’ultima equipe medica… funzioni cognitive ?

-Disattivate – risponde il tecnico informatico – Il virus sembra funzionare; il sistema crede di essere in punto di morte.

-Bene, allora…la scatola nera dovrebbe essere proprio qui…

L’infermiera fa indossare al chirurgo una maschera da saldatore, mentre procede a tagliare le protezioni interne. Non è un’incisione che richiede molto tempo.

-Fatto. Ora vediamo di recuperare quell’aggeggio che fa tanto impazzire i ragazzi dell’NSA.

Con un attrezzo simile a un piccolo calibro, il chirurgo estrae un piccolo pezzo di ferro a L, grande come una piccola moneta.

Inciso a caratteri microscopici, su uno dei lati, la scritta © VILLAINS LTD

I sistemi d’allarme di Marasso gridano vendetta, ma il programma principale non gli concede l’energia che richiedono per funzionare.

-Grazie al cielo – mormora il chirurgo appoggiando il trasmettitore sul contenitore metallico dell’infermiera – Temevo partisse l’autodistruzione…

C’è un rumore di gas rilasciato sotto pressione, quando un compartimento nascosto all’interno della coda di Marasso si apre. Suona un allarme.

-Gas nervino…i filtri stanno tenendo – nota con sollievo uno degli scienziati, stringendosi la mascherina sul volto. E vedendo con orrore le macchie sulla pelle.

Subito dopo scoppia il panico. I dodici scienziati scappano dalla stanza inondata dal gas incolore, ed azionano il comando per la chiusura della porta blindata.

Il chirurgo, l’ultimo a scappare, si ricorda di aver dimenticato il trasmettitore JDFA all’interno della sala operatoria. Con il cuore che gli batte a mille si volta verso il paziente, ed ha quasi un infarto.

Davanti alla porta c’è una figura minuta avvolta in un mantello nerissimo, che nasconde il suo corpo alla perfezione. La porta si chiude, separando i due.

Il chirurgo digita il codice di identificazione il più in fretta possibile, riuscendo a sentire una voce all’interno dell’altra stanza.

-Alzati. Dobbiamo trovare mio padre.

La voce è chiaramente femminile, ma monotona e priva di emozione. Deformata, risuona e rimbomba come all’interno di una vasta caverna.

Quando la porta blindata si apre, il chirurgo si trova davanti alla sala operatoria in perfetto ordine. Mancano quattro cose: un cyborg assassino, un trasmettitore, la loro rapitrice ed una spiegazione.

 

San Diego, California

Un portale nero appare nascosto tra le ombre in fondo a un corridoio deserto, lasciando uscire i due criminali. Switch cammina tranquillamente, accorgendosi che Insomnia è rimasta ferma a fissare il muro.

-Che c’è ? Non dirmi che ho sbagliato piano un’altra volta…

-Mi spieghi come fai ? – chiede la donna.

-A fare che ? Creare i portali ?

-No, a sapere cosa c’è dall’altra parte. Voglio dire, non potresti andare a sbattere contro un muro o una persona ?

-Mai capitato. Possiamo sbrigarci ? Saprà immediatamente che siamo nei paraggi…

-Che fretta c’è ? – chiede Insomnia alzando le spalle – Non sarà difficile convincerla, voglio dire, basterà dirle che tornare nel gruppo è l’unico modo che ha di portarsi a letto qualcuno… voglio dire, con la forza che ha, Dran dev’essere uno dei pochi a poterle sopravvivere. Ha ! Probabilmente è così nervosa solo perché è da una vita che non si fa una sana…-

Mentre parla, Insomnia si volta per trovarsi Pathfinder a meno di venti centimetri dal naso, ed uno sguardo peggiore di quello di Shades.

-Uh…ciao ‘finder, da quanto tempo eh ?

In risposta, la mutante colpisce l’assassina con una forte ginocchiata sulle parti intime, per poi concludere:

-Mai abbastanza. Possiamo andare a parlare da un’altra parte ?

-Sicuro – risponde Switch, accendendosi una sigaretta e facendo apparire un portale alle sue spalle con un cenno del capo. Pathfinder gli passa di fianco, gli strappa la sigaretta dalla bocca e la getta a terra prima di entrare nel portale.

Prendendone un’altra Switch si avvicina ad Insomnia, rannicchiata a terra a ingoiare bestemmie.

-Credevo non funzionasse sulle donne.

-Dipende…dalla forza...mi ha quasi rotto le ossa…ma gliela faccio vedere io…a quella stronza

-E’ bello sapere che certe cose non cambiano mai.

-Tu infatti sei sempre il solito coglione – risponde la donna, rubandogli la sigaretta e riducendola a brandelli.

-Abbiamo decisamente bisogno di recuperare qualche altro maschio del gruppo.

 

Dall’altra parte del portale, Leah Mathers alias Pathfinder si è seduta sul cornicione di un palazzo, i capelli sciolti invece che raccolti a coda di cavallo come al suo solito. Quando Insomnia si è seduta per riprendere fiato e Switch si è accorto di aver finito le sigarette, fa un lungo respiro e annuncia risoluta:

-Non voglio tornare nel gruppo.

-Non c’è nessun gruppo – risponde Insomnia – Ma vogliamo ricostruirlo.

-Ma non sappiamo dove sono gli altri – continua Switch, continuando a frugare tra le tasche – E, onestamente, senza Marasso ci servono muscoli.

-Ho chiuso con la vita criminale, va bene ? Non volevo neanche entrare nel giro, è successo e basta. Ma ho smesso.

-Non hai idea di quante volte l’ho sentito dire al Bar With No Name, anche da gente sobria – ridacchia Switch – Torneremo a fare un sacco di soldi.

-Per fare cosa ? Ho una montagna di denaro, e posso lavorare onestamente.

-E perché non lo hai fatto dall’inizio ? – chiede Insomnia. Pathfinder si volta per guardarla negli occhi.

-Non è così semplice. Avevo un sacco di debiti che non potevo permettermi di ignorare. Per voi forse il crimine è uno stile di vita, per me era una necessità.

-Non si sta scomodi su quel piedistallo,finder ?

Le due donne si alzano in piedi, scambiandosi un’occhiata così tesa da far preoccupare persino Switch.

-E questo cosa vuol dire ? – chiede la mutante.

-Su, piantala di fare la santarellina. Dì un po’, chi ha rintracciato Cobblepot ? I generali russi ? Il negoziatore ? O il mafioso russo ? Chi ha causato l’incidente per fermare 57 ? Quante persone hai ferito mortalmente, eh ? Quanto poliziotti hai ammazzato ? Hai lanciato una delle mie stesse lame però tu sei innocente e io sono l’assassina ? Chi è stato ad ammazzare gratis tuo fratello, Pathfinder !?

-Il mio lavoro è trovare le persone, non ammazzarle – risponde rabbiosa la mutante – C’è differenza !!!

-Non se sai che verranno ammazzate subito dopo !!!

-BASTA !!! – grida Switch, facendo apparire un portale chiuso tra le due donne pronte a scannarsi. I suoi occhi sono totalmente neri quando il suo potere è in funzione, dandogli una strana aura di serietà.

-Non vedete che da soli non funzioniamo !? Ci serve un’organizzazione, uno scopo. Ci serve un gruppo. Siate professionali, cazzo !!!

-Credi che questo sia solo un lavoro ? – chiede Pathfinder.

-No. No, credo che non si sia mai trattato di lavoro. E’ che ci detestiamo l’un l’altro, ma da soli non possiamo funzionare.

C’è un silenzio di qualche secondo, dopo i quali il portale scompare e Switch assume un tono enormemente più serio.

-Okay. Mi faccio schifo a fare questo, ma non mi lasci altra scelta. Hai dei debiti con noi ‘finder, molti debiti. Debiti che non puoi permetterti di ignorare.

La tensione resta per qualche altro istante, durante i quali i due membri fondatori si fissano arcigni. Poi, i lineamenti di Pathfinder si rilassano.

-Fai veramente schifo come capo.

-Sei dentro o fuori ? – chiede Insomnia, ancora nervosa.

-Okay, sentite…i patti sono questi: vi aiuterò a ricostruire il gruppo, ma non ne farò parte. Potrò andarmene quando mi andrà e non mi direte niente, né mi cercherete più senza che ve lo abbia chiesto. D’accordo ?

Switch e Insomnia si scambiano uno sguardo d’intesa, ed annuiscono.

 

Ore dopo

Sotto la superficie terrestre

Diamond Dran ascolta il suono del proprio respiro, cercando di rendere la propria mente più vuota del solito. In realtà il suono è immaginario, perché il magma fuso che gli è entrato nelle orecchie mesi fa non gli permette di sentire niente. Ma lo aiuta.

Figlio probabilmente illegittimo di un miliardario schifosamente ricco e totalmente disinteressato a lui, Diamond è sempre stato abituato ad avere tutto e subito.

Buffo, pensa, come ci si possa stancare in fretta del lusso sfrenato e passare il tempo a fare soldi.

Negli ultimi tre mesi, Diamond è rimasto isolato dal mondo da chilometri di crosta terrestre, da quando Slowdown lo ha sepolto sotto un vulcano.

L’uomo abituato ad avere tutto si è trovato senza niente per tre mesi, che adesso sembrano più tre millenni. E’ in una posa meditativa da non ricorda quando, anche se ovviamente non ha mai imparato a meditare. Quando sente un qualcosa colpirgli la testa, si ricorda di avere anche un corpo.

Ovviamente non si è fatto niente, ma lo ha sentito. Apre gli occhi, cercando di pulirli dalla lava ma trovando difficile coordinare i propri movimenti.

Anche se il suo corpo è in perfetta salute, non ha mosso un muscolo per mesi. In più, sta fluttuando in qualcosa di diverso dal solito…acqua.

All’improvviso sente la gravità mancare, e cade su una lastra di ghiaccio uscendo da un portale di teletrasporto.

Il ghiaccio vaporizza all’istante, facendolo ricadere nelle acque ghiacciate che iniziano a ribollire. Una sagoma nera sullo sfondo bianchissimo gli si avvicina.

-Vedi di sbollire in fretta ! Fa freddo qui !!!

Con difficoltà, Diamond Dran nuota verso la riva e si arrampica sulla parete di ghiaccio. Si appoggia al corpo della sagoma nera per alzarsi, perché non è più abituato a camminare, ma la sagoma si sposta istantaneamente di qualche metro quando viene toccata.

-Cazzo, sei ancora incandescente !!! Tutto bene, Dran !?

Stringendo gli occhi che non usa da tre mesi e facendo vibrare corde vocali ferme per lo stesso periodo, riesce ad emettere un rantolo:

-Shades ? Dove…

-No, cretino, sono Switch. Siamo in Antartide. Eri andato bello a fondo sai ? Non è stato facile usare i miei portali come una rete da pesca…ringrazia il potere mutante di ‘finder, perché senza col cazzo che ti trovavamo sotto tutta quella roccia fusa.

-Finder…la cecchina ?

-No, quell’altra. Ma ti senti bene ?

-Una meraviglia. Hai dei vestiti ?

 

Portland, Maine

Notte fonda.

Edward J. Freeman alias Switch si gode fino in fondo la sigaretta, guardando fuori dalla finestra del suo rifugio. Guarda Pathfinder, seduta a gambe incrociate sul molo. Gettata la sigaretta a terra, si teleporta alle sue spalle.

-Niente ? – chiede.

-Niente – conferma la mutante – DeCeyt, Turbine e Slim Snake sono introvabili. Slim è una sorpresa, l’ho avvertito di recente.

-Hm. Controlla anche tutti i super-eroi che hai registrato finora; non vorrei trovarmene qualcuno in mezzo ai piedi alla Volta.

-Ricevuto. Eddie…mi spiace per tua sorella.

Freeman annuisce lentamente, per poi spalancare gli occhi e chiedere esterrefatto:

-Come cazzo fai a sapere che…

-DeCeyt mi aveva fatto registrare il suo cervello. Dopo…mio fratello…

-Già. Non era una cattiva idea. Tu continua a cercare, abbiamo tempo.

Voltando lo sguardo, Switch si teleporta di nuovo all’interno. Di nuovo al sicuro.

 

Diamond Dran e Insomnia sono seduti a un tavolo, a fissare una valigia aperta.

-Che abbiamo ereditato dal vecchio ? – chiede Switch apparendo all’improvviso. I suoi colleghi sono abituati alla sua abitudine di teleportarsi senza preavviso.

-La fiera dei gadget per super-criminali – risponde Insomnia, lanciando un oggetto al teleporta.

Switch afferra al volo l’oggetto grigio metallizzato con venature purpuree. All’inizio lo scambia per un tirapugni, finché non vede il piccolo grilletto.

Lo preme, dirigendo l’arma verso l’alto. Un sottile raggio di luce colpisce il soffitto, oltrepassandolo.

-Carino – giudica – Sarà come avere il Laser Vivente, meno le sue battute.

-Niente campi di forza – nota Dran – Non deve aver avuto il tempo di sostituirli dopo lo scontro con 57. Ma ci sono bombe, varie cose per neutralizzare sistemi di sicurezza, e un anti-annullatore di teletrasporto.

-Come fai a capire cos’è solo guardando ? – chiede Switch, lisciandosi la barba e guardando perplesso il laser.

-C’è anche una brochure – risponde l’uomo indistruttibile, alzando le spalle e mostrando il plico.

-E cosa più strana di tutte, una scatola che non si vuole aprire.

Insomnia indica la grossa scatola nera all’interno della valigia; non si vede nulla che indichi come si possa aprire.

-Ci penso io – si vanta Switch, puntando il laser sulla scatola; Insomnia si affretta a bloccarlo.

-Non penso tu voglia farlo…guarda qui.

Switch si avvicina di più alla scatola, guardando il simbolo giallo sulla scatola. Lo riconosce: indica “pericolo di radiazioni”.

-Oookay. Forse dovremmo improvvisare meno e leggere un paio di quei piani, eh ?

Il cellulare JDFA di Insomnia squilla, mettendola subito in allarme. Dopo tutto questo tempo, quasi non ne riconosce il suono.

-Pronto ?

-Dobbiamo muoverci – risponde PathfinderHo trovato uno dei cervelli…Marasso.

 

Nevada

E’ buio pesto. La fabbrica è abbandonata da anni, e non ci sono luci artificiali né quella della luna ad illuminare la strada.

I cinque super-criminali avanzano tra i vecchi macchinari polverosi, seguendo Pathfinder. L’atmosfera è stranamente tesa, ed alcuni si spaventano quando sentono un corpo cadere a terra.

-Cazzo, Dran, puoi anche non farti male ma guarda dove cazzo cammini – si lamenta Switch.

-E’ colpa mia se qui non si vede un accidenti !? Dimmi come facevo a… Santa Merda di Dio !!!!!

L’uomo indistruttibile indietreggia spaventato, destando l’attenzione di Pathfinder che punta la sua torcia elettrica su di lui.

-Si può sapere cosa avete da…oh.

La luce della torcia illumina un artiglio viola. L’avambraccio destro di Marasso, strappato con forza dal resto del corpo e ricoperto di ammaccature.

-Questa faccenda mi piace sempre meno ! Guardate… - attira la loro attenzione Insomnia, alcuni metri più distante. La torcia illumina la scia di sangue verde che conduce a lei e al mucchio di organi che le sta davanti. Sanguinanti, perforati o semplicemente a brandelli.

-Credo di stare per vomitare… - dice Switch, togliendosi la maschera.

Pathfinder resiste allo stesso stimolo, avvicinandosi alla fonte del segnale che riceve. Raccoglie da terra una testa verde, le scaglie quasi tutte strappate via a forza.

Parte del cervello è visibile, così come i computer interni. Gli occhi sono stati strappati.

-E’…vivo ? – chiede Dran – Ammesso che lo fosse anche prima…

-Trasmette impulsi cerebrali – risponde Pathfinder – Ma molto deboli. Mio dio, chi può fare questo a Marasso !?

-57 ? – chiede Switch, spostando con un piede i resti delle branchie del cyborg – Sarebbe il suo stile.

-No – risponde Insomnia, dandogli le spalle e fissando un muro – Eclisse.

In risposta al silenzio interrogatorio dei suoi compagni di squadra, Insomnia accende la sua torcia elettrica per illuminare il muro. In particolare, la spirale di lettere che vi è stata incisa sopra con il sangue di Marasso.

Una ripetizione infinita di una sola ed unica parola: ECLISSE.

 

San Diego, California

Abigail Mathers rientra nella sua stanza, nei dormitori dell’università.

Troppo distrutta dall’intensa giornata di studi, richiude la porta e senza neanche accendere la luce si incammina verso il letto.

Qualcosa la colpisce alle ginocchia, costringendola a cadere a terra. Con uno scatto rapido, qualcuno le piega le braccia all’indietro e la ammanetta.

Fa appena in tempo a capire cosa le sta succedendo prima che una mano guantata le si posi con forza sulla bocca, impedendole di gridare.

-Le grida mi rendono nervosa. Ed in quanto ragazza prodigio, miss Mathers, confido che sia abbastanza intelligente da non farmi innervosire. Giusto ?

E’ la voce di una donna, pesantemente distorta. Impossibile capirne l’età.

Terrorizzata e in lacrime, Abby annuisce vigorosamente. La sua assalitrice molla la presa, ma le tiene una mano ferma su una spalla per non farla alzare in piedi.

-So del suo lavoro con i laboratori dell’università. So dei suoi studi sulle trasmissioni criptate. E so della sua capacità mutante di ascoltare le onde radio e decodificare i segnali trasmessi con determinate frequenze.

C’è una breve pausa, per assicurarsi che Abby abbia capito. La stretta sulla spalla si allenta un po’.

-So che sua sorella è la criminale Pathfinder. E non sono la sola, in questa stanza, a saperlo. Che lei lo sappia da mesi e non abbia fatto nulla al riguardo…è disgustoso, ma comprensibile. Come ogni essere umano, è in bilico tra bene e male.

-Che cosa…vuole…da Leah ?

-Nulla. Questa faccenda riguarda solo me e mio padre…ma per arrivare a lui, devo passare dalla Villains LTD. Dall’anello più debole della catena… che ho nelle mie mani.

Un piccolo oggetto metallico scintillante cade a terra, rimbalzando davanti a Leah. Non può vederlo al buio, ma sente le onde radio che riceve.

-Un trasmettitore JDFA. Mi serve uno strumento per decodificare le sue trasmissioni. E sarà lei a fornirmelo, miss Mathers.

-Non sono sicura di poter…

Due stivali neri si fermano davanti ad Abby. Alzando lo sguardo, la studentessa vede una figura avvolta in un mantello nero, ancora più scuro del buio della stanza.

E fissi su di lei, due occhi. Sono ricoperti da un tessuto bianco, ma è indubbiamente uno sguardo inquietante.

-Un paio…di settimane ?

Un mantello nero avvolge Abby per qualche istante, facendole chiudere gli occhi per lo spavento. Quando li riapre, le manette sono scomparse e la luce della stanza è stata accesa.

Davanti a lei, un trasmettitore JDFA scintillante e un biglietto: “TORNERO’. NON AVERE TROPPI INCUBI”.

 

CONTINUA…